Papà, guarda è un agente immobiliare! Il dado sapeva di essere un dado (certi agenti no)
11 agosto 20262 min di lettura

Papà, guarda è un agente immobiliare! Il dado sapeva di essere un dado (certi agenti no)

Lo spot del dado Knorr, il bambino che grida “Papà , guarda, un pollo!”. Il complimento più alto, per un dado, era sembrare vero.

Chi è nato negli anni ‘80 lo ricorda bene: lo spot del dado Knorr, il bambino che grida “Papà , guarda, un pollo!”. Il complimento più alto, per un dado, era sembrare vero. Ci ho ripensato guardando la vetrina di un’agenzia, tutta cravatte perfette e sorrisi da catalogo, e mi sono chiesto se nel nostro settore non sia successo il contrario. Il dado dichiarava di essere un concentrato, non pretendeva di essere il pollo. Certi colleghi, invece, il pollo lo recitano: giacca, camicia bianca ben stirata, cravatta e cartellina di pelle sotto il braccio, scenografia perfetta. Il problema è cosa c’è dentro. Basta chiedere la differenza tra visura ipotecaria e catastale, o far leggere una planimetria, e la messa in scena si sgretola. Non è colpa loro: per troppo tempo questo mestiere si è potuto esercitare senza una vera prova del nove.

Anche per questo la riforma della Legge 39/89 non è, per me, un tecnicismo da addetti ai lavori. Il presidente nazionale FIAIP, Segalerba, lo ha scritto bene in una comunicazione recente: uno degli sforzi principali dell’associazione, insieme alla Consulta Interassociativa, è rendere la nostra professione più qualificata, riconoscibile e autorevole. Tradotto: basta con l’estetica che sostituisce la competenza. Il cliente, oggi, un pollo vero da uno finto lo distingue meglio di quanto pensiamo.

Il mio sogno è modesto: che un giorno, entrando in un’agenzia qualsiasi, si possa dire “Papà, guarda, un agente!” — e intendere sul serio un professionista, non un abito ben tagliato.