Ogni agosto è sempre la stessa scena: chiudo l’agenzia, metto le infradito, mi convinco che stavolta stacco davvero. Poi arriva il secondo giorno di campagna e, tra un tuffo e l’altro, “giusto un’occhiata” alla posta. La spina, diciamocelo, non l’ho mai staccata: l’ho solo infilata in un’altra presa, quella con vista piscina.

E non sono l’unico. Il Workforce Confidence Index di LinkedIn dice che il 44% degli italiani controlla le mail di lavoro anche in ferie. Tra chi ha un ruolo come il mio la faccenda si aggrava: secondo Randstad Workmonitor la quota sale al 68% tra i dirigenti, e nelle piccole imprese l’82% di titolari e amministratori non stacca nemmeno per una settimana. La scusa è sempre la stessa, “se non ci sono io si ferma tutto”, che detta sotto l’ombrellone suona un po’ meno nobile.
C’è però una buona notizia, ed è anche piuttosto simpatica: un sondaggio lanciato di recente su LinkedIn chiedeva cosa la gente porterà con sé in vacanza, e un intervistato su quattro ha risposto semplicemente “voglio solo disconnettermi”. Non un powerbank, non l’ennesimo libro mai finito: proprio la disconnessione, dichiarata come obiettivo di viaggio. E secondo l’indagine AstraRicerche per Manageritalia, oltre la metà dei manager italiani quest’anno ha scelto di farsi trovare solo per le vere emergenze. Segno che qualcosa, piano piano, si sta muovendo nella direzione giusta.
Io non prometto più a me stesso il distacco totale, tanto so già che non lo rispetterei, e sentirmi in colpa dopo sarebbe peggio che non riposare affatto. Mi basta un paio d’ore vere al giorno, telefono nel cassetto, senza sensi di colpa. Il resto lo vivo sapendo che potrei essere raggiunto, ma senza lasciare che questo mi rovini il gelato.
Quindi no, le ferie non ci fanno staccare del tutto la spina. Ma un’ora al giorno, tutta nostra, ce la possiamo permettere. E quella, giuro, vale già una vacanza.



