Canone concordato: la Cassazione alza l'asticella, e a Caserta ci riguarda da vicino
4 ottobre 20262 min di lettura

Canone concordato: la Cassazione alza l'asticella, e a Caserta ci riguarda da vicino

Il canone concordato in provincia di Caserta resta una risorsa preziosa, ma proprio perché è così utilizzato deve essere impeccabile.

Chi lavora ogni giorno con le locazioni in provincia di Caserta lo sa bene: nei contratti a uso abitativo il canone concordato è ormai lo strumento che incontro più spesso. Piace ai proprietari per i vantaggi fiscali e la cedolare secca agevolata, piace agli inquilini per canoni più sostenibili, e in un territorio dove il mercato dell'affitto vive di equilibri delicati funziona perché mette d'accordo entrambe le parti. È una scelta di buon senso, e per questo così diffusa.

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Proprio per questo l'ordinanza 26029/2026 della Cassazione, depositata il 1° ottobre e raccontata dal Sole 24 Ore, merita attenzione. La vicenda nasce da una lite tra locatore e conduttore sulla restituzione di una parte del canone che l'inquilino riteneva versata in eccesso. Il proprietario ha coinvolto l'associazione firmataria dell'accordo territoriale che lo aveva assistito nella stipula, l'Uppi di Sassari, e quest'ultima ha portato il caso fino in Cassazione, sostenendo di essere tenuta soltanto a rapportare i dati forniti dalle parti ai parametri dell'accordo, senza doverne verificare la veridicità.

La Suprema Corte ha detto di no. L'attività dell'associazione va qualificata come un mandato e, di conseguenza, chi redige o predispone il contratto deve verificare che le caratteristiche dell'immobile corrispondano ai criteri oggettivi previsti dalla legge e dall'accordo territoriale. Non basta recepire i dati catastali: bisogna accertare che il bene rientri davvero nella categoria dichiarata e che il canone pattuito sia congruo. È una stretta antifrode che sposta la responsabilità su chi assiste le parti, e che farà discutere.

Cosa significa per noi, sul territorio? Che la fase di verifica non può più essere trattata come una formalità. Servono sopralluoghi seri, controllo della coerenza tra planimetrie, stato dei luoghi e dichiarazioni, attenzione alla zona, alle dotazioni e alla superficie, e una documentazione che resti agli atti. Per i proprietari significa più tutela di fronte a possibili contestazioni; per gli inquilini, maggiore garanzia sulla correttezza del canone; per i professionisti, la conferma che questo mestiere non si fa a occhio. Chi ha sempre lavorato con scrupolo non ha nulla da temere, chi ha ragionato per scorciatoie farà bene a cambiare metodo.